Chi fa da sè fa per tre, dissero Milella e i Sette Nani.
“I Sette Nani”: così si vedono Fabio Milella e la sua band. L’artista pugliese presenta il suo album d’esordio “Chi fa da sè fa per tre”. Per lui, è importante il gioco di squadra, ma la determinazione personale è il motore della vita. Credere in se stessi è la benzina per andare avanti. Note Spillate lo ha intervistato e viaggiando a ritroso, negli anni Sessanta e soprattutto nella voglia di vivere di quel tempo, lo abbiamo conosciuto un po’ meglio. A Fabio non manca l’ ironia,o forse si chiama l’autoironia, come insegna il grande Totò. Abbiamo conosciuto quel bambino che cantava in salotto con il papà, che così, pur conoscendo solo qualche nota di pianoforte, ha fatto innamorare la mamma.
Chi fa da sé fa per tre è la tua filosofia di vita?
La mia unica e assoluta filosofia di vita. Sono convinto che siano le squadre a vincere le partite, ma se non credi in te stesso non puoi convincere gli altri.
Qual è il brano che preferisci del disco?
Sono molto affezionato a “Mentre il sole sorge”. Il brano mi ricorda tanti eventi passati della mia vita che mi hanno fatto star bene e anche tanto male. Parlo di una mia vecchia storia d’amore che è finita da tempo, ma che ascoltando quel brano si sente che ha lasciato evidentemente il segno.
So che ama la musica anni ’60, soprattutto per quello che rappresenta: allegria e ricerca di divertimento, vero?
Sono convinto che l’unica arma vincente contro questo clima di tensione e di crisi siano l’allegria e la spensieratezza. Come negli anni ’60 la gente ha bisogno di ridere e star bene.
L’ironia è il fil rouge del suo lavoro?
Io prendo tutto con ironia. La maniera di scrivere, la maniera di parlare, la maniera di fare. Chi mi conosce mi domanda cos’ho quando sono troppo serio. Con ciò non voglio dire che sottovaluto i problemi della vita, ma come mi ha insegnato Totò, prendere la vita con sana ironia serve a vivere meglio.
Ha iniziato a cantare a due anni con suo papà in salotto. Passione di famiglia?
Quando ero piccolo mamma mi diceva che si era innamorata di papà anche perchè suonava il pianoforte.Solo crescendo ho capito che sapeva fare qualche nota…ma va bene così, in fondo per trasmettere emozioni non serve essere dei mostri, ma mettere passione in quello che si fa.
Cosa racconta dell’esperienza a Sanremo?
Sanremo è stata una bella esperienza. Devo ammettere che un giorno mi piacerebbe cavalcare proprio il palcoscenico dell’Ariston, deve essere adrenalina allo stato puro.
Come sono andati i concerti di quest’estate?
I concerti sono andati benissimo. Abbiamo fatto tante piazze e la gente si è divertita tantissimo. La cosa che mi rende più felice del lavoro che faccio è sapere che la gente si diverte e sta bene quando ascolta la mia musica. In fondo gli artisti sono dei missionari. Perlomeno io la vedo così!
Un aggettivo per ogni componente del tuo gruppo.
Basta pensare ai sette nani, anche se loro sono 4 e tiri fuori tutti gli aggettivi di cui hai bisogno.
Tre aggettivi per “chi fa da sé fa per tre”?
Divertente, riflessivo, ironico
(Intervista di Barbara Giglioli)

